Consapevolezza ambientale: le aziende non possono restare indietro

Lo sviluppo di una sempre maggiore consapevolezza ambientale è stata una costante degli ultimi anni. Abbiamo visto sempre più persone affidarsi al cibo biologico, preferire l’acquisto di prodotti locali a basso impatto ambientale, operare scelte nel rispetto di una migliore gestione degli sprechi. I nostri governanti spesso non si rivelano dei virtuosi, facendo pochi sforzi per mettere in atto politiche atte alla salvaguardia del pianeta, per non parlare addirittura di passi indietro rispetto agli impegni presi in passato. A trainare i buoni comportamenti sono i singoli cittadini, che nelle loro scelte personali mostrano una maggiore consapevolezza ambientale, motivando l’economia a muoversi al loro seguito per non perdere un’importante possibilità di profitto.

Nuove opportunità commerciali per le aziende con consapevolezza ambientale

Aziende e startup rivaleggiano in creatività nell’ideare prodotti smart ed ecologicamente sostenibili, riutilizzabili o che perseguano una politica “no waste”. Dalle infradito prodotte a partire dalla canna da zucchero, che assorbe anidride carbonica invece che emetterla nell’atmosfera, alla cannuccia riutilizzabile in metallo pieghevole, che va a sostituire il fastidioso spreco della sua controparte in plastica. L’azienda olandese Boldking produce rasoi ecologicamente sostenibili, con un packaging in cartone ed un servizio che permette di ottenere nuova energia a partire dal riciclo delle lamette (potete recensioni qui le recensioni di Boldking).

Quello che le aziende devono ricordare è che perseguire scelte ambientalmente giuste non e’ solo una questione morale, ma anche una scelta lungimirante dal punto di vista commerciale.

Da una parte, le aziende che operano secondo i dettami dell’economia circolare possono ambire ad un ritorno economico. Carlo Alberto Pratesi, professore di Marketing, Innovazione e Sostenibilità all’Università Roma Tre, sostiene infatti in un’intervista a National Geographic: “Chi si muove nell’ambito dell’economia circolare ha risultati positivi, perché riduce l’impatto ambientale ma non a scapito della redditività. Anzi, nella maggior parte dei casi questa migliora. È possibile unire l’obiettivo ambientale a quello economico ma per farlo serve innovazione: le aziende sono frenate dalla necessità del fare ricerca, ma anche dal dover mettere in discussione il modo in cui hanno sempre fatto le cose”.

Le scelte dei consumatori

In secondo luogo, i consumatori sono sempre più propensi a a spendere di più per prodotti che rimandino a valori di qualità, scelte etiche e sostenibilità, mentre sono pronti a punire quelle aziende che invece mettono in atto comportamenti scorretti.

Un rapporto Nielsen sostiene che su un 66% di consumatori disposti a pagare un prezzo più alto per un prodotto, il 58% sia’influenzato da un atteggiamento ecologicamente sostenibile del produttore, mentre il 56% dal suo impegno sociale. Inoltre, a fare da traino a questo atteggiamento responsabile sono, come spesso accade nei trend più innovativi, i giovani, ed in questo caso la generazione dei millenials. Grace Farraj, SVP di Nielsen, sostiene che le aziende che raccolgono e vincono la sfida di guadagnarsi una buona reputazione per l’impegno ambientale tra i consumatori più giovani d’oggi, hanno l’opportunità non solo di accrescere le quote di mercato, ma anche di fidelizzare coloro i quali un domani avranno un maggiore potere di acquisto.

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